Ti piace la nitidezza sfoggiata dai fotografi di paesaggio nelle loro foto? Ti piace spaziare con lo sguardo dal primo piano allo sfondo avendo tutto perfettamente a fuoco? Ti sei innamorato di quel sasso in primo piano perfettamente nitido così come le montagne sullo sfondo a chilometri di distanza? Allora sbrighiamoci a scoprire come ottenere questo effetto e gestirlo in ogni situazione.

La fotografia è una forma d’arte che specula su alcuni principi della fisica per creare la propria magia. Talvolta questi principi hanno nomi complicati anche se di fatto descrivono concetti abbastanza semplici. So benissimo che il gergo tecnico è “palloso” ma ha anche il grande pregio di farci capire immediatamente e senza dubbi di cosa stiamo parlando. Quindi ti conviene imparare qualche termine nuovo prima di tuffarti nel mondo della fotografia.

La Profondità di Campo

La profondità di campo nitido o semplicemente la profondità di campo (abbreviata in PdC o DoF dall’inglese Depth of Field), rappresenta la zona in cui gli oggetti appaiono focalizzati nell’immagine.

Fonte: Wikipedia

regole dell'iperfocaleLeggendo attentamente la definizione ti accorgi subito che si parla di oggetti che appaiono nitidi ma non lo sono realmente come vedremo tra breve.

Facciamo allora un passo indietro e proviamo a rispondere alla seguente domanda: cosa vuol dire mettere a fuoco una scena con una fotocamera? Significa rendere nitidi nell’immagine scattata i punti che si trovano su un particolare piano parallelo al sensore della nostra fotocamera (per gli obiettivi Tilt Shift le cose cambiano ed interviene il principio di Scheimpflug ma non ci complichiamo la vita per il momento).

Immagina di mettere un foglio di carta davanti alla tua fotocamera ad una determinata distanza in maniera che risulti parallelo al sensore. Adesso metti a fuoco un punto disegnato su tale foglio.

Bravo! Hai automaticamente messo a fuoco tutti i punti che potresti disegnare su quel foglio di carta. Ecco cosa è in grado di fare la tua macchina fotografica, semplicemente questo e nulla di più.

A questo punto la domanda che nasce spontanea è: cosa avviene a tutti i punti che stanno fuori dal foglio di carta che abbiamo appena fotografato?

Per rispondere a questa domanda facciamo un esperimento. Mettiamo un’altro foglio davanti alla nostra macchina fotografica, distante dal precedente. Immaginiamo ad esempio di metterlo più lontano dalla nostra fotocamera rispetto a quello messo a fuoco prima. Disegnano un puntino anche su questo foglio e proviamo a scattare una foto della stessa scena senza modificare la messa a fuoco che abbiamo effettuato prima.

Stampiamo la nostra foto in formato 20 cm x 25 cm ed osserviamola da una distanza di circa 30 cm (ovvero la diagonale). Il punto disegnato sul secondo foglio di carta ci apparirà leggermente sfocato, quasi fosse un cerchio piuttosto che un punto. Questo cerchio viene detto circolo di confusione.

Eccola. Abbiamo stanato la nostra preda e gli abbiamo pure dato un nome: circolo di confusione.

Il concetto di profondità di campo ruota attorno alla dimensione del circolo di confusione e alla percezione che abbiamo di questo cerchio guardandolo da una certa distanza.

Come ti ho detto prima, qualsiasi punto al di fuori del piano messo a fuoco è fisicamente sfocato. Immagina adesso di avere il modo di restringere la dimensione di quel cerchio tanto da farlo apparire come un punto. Di fatto non lo è ma il tuo occhio di lince lo percepisce come un punto e il tuo cervello lo fa rientrare nell’insieme delle cose che vede perfettamente nitide.

Il concetto è simile a quando guardi un cartellone pubblicitario per strada e ti appare nitidissimo, poi ti avvicini fino quasi a toccarlo col naso e vedi che è formato da punti grossi come lenticchie. Ti dirai: “Eppure sembrava nitido a guardarlo da lontano”.

A questo punto il concetto è chiaro come il sole. Se il cerchio è abbastanza piccolo e guardandolo da una certa distanza ci appare come un punto allora saremo indotti a giudicarlo a fuoco. Invece se è troppo grande il nostro occhio di falco è in grado di dire: “Ti ho beccato. Sei sfocato!”

La dimensione massima di questo cerchio (per una foto formato 20×25) è di solito intorno ai 0.025 cm per una persona comune. Al di sopra di questa dimensione il nostro occhio è in grado di percepirlo come un cerchio e la magia svanisce.

Per nostra fortuna la dimensione di questo cerchio si può controllare agendo sull’apertura del diaframma del nostro obbiettivo (non annullare, sempre un cerchio rimane). In particolare, più chiudiamo il nostro diaframma più piccola sarà la dimensione del cerchio con un conseguente aumento della profondità di campo.

La Nitidezza che Cercavi (in una formula)

la formula della nitidezzaAdesso sfodero il gessetto e indosso il camice bianco, stai attento quindi. La profondità di campo è regolata da una formula matematica che mette in relazione tre cose:

  1. lunghezza focale
  2. apertura del diaframma
  3. distanza dell’oggetto messo a fuoco

Su questa formula ci puoi speculare come sulle azioni in borsa. Ovvero e’ possibile ricavare per una data lunghezza focale e apertura di diaframma, una distanza che porta all’estremo il concetto di profondità di campo e si chiama distanza iperfocale.

Mamma mia che fatica!

Cerchiamo di dirlo in parole povere. Per una lunghezza focale (es. 17mm) e una data apertura di diaframma (es. F16) si calcola una iperfocale (es. 60 cm) che ci consente di fare la seguente affermazione: se mettiamo a fuoco un oggetto che si trova alla distanza iperfocale otterremo una profondità di campo che va da circa la metà della distanza iperfocale (es. 30 cm) all’infinito.

Si. Hai capito bene. All’infinito!!

Ecco svelato il “trucco” usato dai fotografi di paesaggi per ottenere una nitidezza apparente dal primo piano allo sfondo.

Dato che per ogni coppia [lunghezza focale] + [diaframma] ci sarà una diversa iperfocale e finché non avrai imparato a memoria i valori dell’iperfocale per le coppie che usi più spesso potrai usare qualche software da smartphone per calcolarle al volo (es. “DOF and Hyperfocal Calculator” per android).

Situazioni Problematiche

le situazioni problematicheFin qui tutto bello, abbiamo svelato il trucco dietro la magia ma veniamo adesso alle situazioni critiche in cui la regola dell’iperfocale ci può seriamente salvare una foto. Talvolta ti puoi trovare in condizioni di luce davvero problematiche per la messa a fuoco ed anche le tecniche di cui ti ho parlato nell’articolo sulla messa a fuoco si possono rivelare complicate da usare.

Immaginiamo che tu ti stia muovendo su una spiaggia prima dell’alba in cerca di una composizione facendo qualche scatto di prova, magari ad ISO 25.000. Supponiamo che tu abbia trovato la composizione giusta e che tu voglia passare allo scatto finale. Arriva adesso la fase della messa a fuoco per fare si che la tua stampa risulti perfettamente nitida. Purtroppo ti trovi in una situazione che sembra perfetta per la vista di un gufo o di una civetta ma non per te.

Provi allora ad alzare gli ISO ed usare il live view ma tutto risulta poco utile perché c’è veramente poca luce e l’ingrandimento della scena sembra quello di una polpetta al microscopio giocattolo di tuo figlio. Potresti allora usare una torcia per illuminare la zona che vuoi mettere a fuoco. Questo ti potrebbe aiutare mentre usi la modalità Live View con ISO sparati al massimo.

Purtroppo questa pratica può essere scomoda oppure la cosa ti scoccia, hai dimenticato la torcia in macchina e l’unica fonte di luce a tua disposizione è la lampada del portachiavi della tua auto, lo zaino con la torcia è lontano da te, etc…

Puoi allora usare uno stratagemma facile facile usando la regola dell’iperfocale ed ottenere una foto ben a fuco in tutte le sue parti. Facciamo due conti:

  1. stiamo usando un bel grandangolare, magari un 16~17 millimetri
  2. montato sulla nostra reflex formato 35 mm (o crop).
  3. chiudiamo il diaframma per benino, evitando però di cadere vittima della diffrazione. Diciamo un bel F16.
  4. con questa configurazione avremo una iperfocale di circa 60 cm.

E’ questo il momento di usare la scala delle distanze che si trova sul tuo obiettivo. Puoi quindi posizionare il cursore sulla distanza giusta (intorno a 60 cm) e fidarti del fatto che la regola dell’iperfocale faccia il resto.

Evviva la Fisica!!

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