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Il filtro polarizzatore è il filtro più chiacchierato nel mondo della fotografia di paesaggi e ogni professionista, ogni aspirante o più semplicemente ogni innamorato della fotografia landscape ne ha uno nella borsa. I suoi prodigi lo rendono unico e insostituibile ed è per questo ancora oggi uno dei filtri fotografici più usati in questo genere fotografico.

Diciamocelo pure, nel mondo della fotografia di paesaggio è considerato una sorta di amuleto con cui allontanare i demoni malvagi che tramano per rovinare le nostre foto paesaggistiche.

E’ stato il primo filtro che ho acquistato a pochi mesi dall’inizio della mia avventura fotografica dopo essere stato bombardato dai commenti di schiere di fotografi che ne tessevano le lodi e lo osannavano. Oggi occupa un posto d’onore nel mio astuccio porta filtri.

Per alcuni è un filtro irrinunciabile sempre appiccicato all’obbiettivo, per altri è un un valido alleato da usare nelle occasioni giuste per altri ancora è caduto nel dimenticatoio. Una cosa è certa, ogni buon fotografo di paesaggio ne ha uno nella borsa.

Perché?

Le meraviglie del filtro polarizzatore

Immagina di essere al tramonto in riva ad un lago e di volerlo riprendere in tutta la sua bellezza con le nuvole colorate dalla luce del tramonto che si specchiano sull’acqua. Grazie alle prodezze del tuo grandangolo vuoi creare una composizione che attragga lo sguardo dell’osservatore e decidi di mettere in primo piano il tronco in parte sommerso che si trova ai tuoi piedi.

Tutto sembra perfetto ma non ti soddisfa. Vuoi la ciliegina sulla torta.

Vuoi che una porzione della parte sommersa del tronco sia visibile pur trovandosi sott’acqua.

Hai già visto questo effetto in altre foto ma non sai quali trucchi si celano dietro quella magia. Ti muovi avanti e indietro e inclini leggermente l’obbiettivo nel tentativo di evitare i riflessi almeno un po ma la cosa non sembra funzionare.

Non importa.

Sicuro che mago Photoshop ha una pozione magica per ogni occasione, scatti la tua foto e te ne torni a casa. Davanti al tuo PC, con le natiche comodamente adagiate sulla tua poltrona, apri il tuo RAW in Photoshop (o altro software per la post produzione) e applichi un bel filtro che rimuoverà per sempre quegli inutili riflessi. Il processore andrà al 100%, il 90% della memoria del tuo notebook verrà fagocitata, tutte le ventoline gireranno all’unisono e tutto andrà a posto.

Penserai: “Com’è bella l’era digitale!”

Svegliati!!

Purtroppo era solo un sogno e fai presto a scoprire che non esiste un filtro rimuovi riflessi tra i menu del tuo amato software.

La bacchetta magica di cui hai bisogno si chiama filtro polarizzatore e ha la proprietà fondamentale di eliminare la luce riflessa da particolari superfici riflettenti non metalliche come l’acqua, il vetro, le foglie etc…

Il filtro polarizzatore non serve solo a fare “fotografia subacquea” senza bagnarsi nemmeno le scarpe e può essere usato per aggiunge un mondo di benefici alle tue fotografie di paesaggi.

I PRO del polarizzatore

  1. elimina i riflessi dagli specchi d’acqua consentendoti di vedere oggetti che si trovano sotto il pelo d’acqua;
  2. rimuove riflessi che farebbero appparire uno specchio l’acqua come una superficie argentata e monotona, consentendo alla luce colorata che proviene dalla parte sommersa (mare, lago, fiume, etc…) di essere registrata dal nostro sensore;
  3. nel caso sia presente foschia, attenua o elimina del tutto l’aspetto lattiginoso della scena aumentando il contrasto e la saturazioni dei colori;
  4. rende più vividi e saturi i colori delle foglie degli alberi, dei fili d’erba e in generale degli oggetti non metallici che riflettono la luce;
  5. scurisce il blu del cielo e aumenta il contrasto con il bianco delle nuvole per un cielo più drammatico;
  6. può intensificare i colori di un arcobaleno.

A questo punto ti starai chiedendo “perché non ho un polarizzatore sempre attaccato al mio obbiettivo” visti i prodigi di cui è capace?

Purtroppo l’uso del polarizzatore ha anche aspetti meno entusiasmanti ed è giusto tenerne conto quando si decide di usarlo.

I CONTRO del polarizzatore

  1. è un filtro di norma molto costoso (per alcuni non è un problema ma che vuoi… non siamo tutto eredi al trono);
  2. aggiunge una coppia aria-vetro davanti all’obbiettivo e quindi aumenta il rischio della presenza di riflessi che potrebbero rovinare la foto (io ne ho rovinate un paio per qusto motivo). Guarda cosa si è inventato Darwin Wigget per rimediare al problema dei riflessi;
  3. riduce la quantità di luce che arriva al sensore fino a 1.5~2 stop facendo crescere i tempi di esposizione;
  4. dato il punto (3) è necessario scegliete un buon treppiedi per essere sicuri che le foto non vengano mosse;
  5. dato il punto (3), quando usato in condizioni di scarsa luce rende complicata la focheggiatura. La scena diventa troppo scura e bisogna rimuoverlo temporaneamente per effettuare la messa a fuoco per poi rimontarlo;
  6. in combinazione con obbiettivi super-grandangoli può generare strane arree scure nelle zone del cielo. In sostanza, l’area del cielo ripresa mediante l’uso di obiettivi super-grandangolari è talmente ampia che il raggio di azione del polarizzatore non riesce a coprirla tutta e così l’effetto della polarizzazione può apparire troppo pronunciato in specifiche aree della foto (vedi foto sotto).


Questi sono i motivi per cui una schiera di fotografi (me compreso) lo ama molto ma preferisce scegliere oculatamente quando usarlo e lo lascia in borsa per tirarlo fuori al momento opportuno.

Come funziona la polarizzazione

Il polarizzatore è un filtro che non è possibile riprodurre nel laboratorio di Photoshop. La proprietà fondamentale del polarizzatore è quella di bloccare il passaggio attraverso il filtro alla luce polarizzata lasciando passare tutto il resto.

Starai pensando: “che hai detto?”

Purtroppo il fenomeno fisico della polarizzazione della luce è abbastanza complesso da spiegare e vorrei evitare di farti addormentare entro i prossimi due capoversi nel tentativo di spiegartene il funzionamento.

Nonostante ciò per provare a capire cosa significa lente polarizzata e luce polarizzata ci possiamo aiutare con una rappresentazione semplificata del fenomeno che vede la luce muoversi come biglie che corrono in maniera caotica e disorganizzata. Il polarizzatore funziona come una sorta di setaccio che permette il passaggio solo alle biglie che si muovo con un preciso ordine.

In cosa si traduce praticamente questa proprietà?

Se regolato opportunamente è possibile selezionare parte della luce che arriva al nostro obbiettivo e rimuovere completamente la luce che è rimbalzata su determinate superfici come l’acqua, il vetro etc…

Come abbiamo detto, la luce non rimbalza solo sugli specchi d’acqua ma anche su altre superfici riflettenti come le foglie di un albero, i fili d’erba di un prato o le goccioline d’acqua che si trovano disperse nell’aria. Eliminare tali riflessi apporta grandi benefici ai nostri scatti aumentando la saturazione dei colori degli oggetti da cui sono stati eliminati i riflessi.

Per modulare l’effetto polarizzante il polarizzatore circolare ha una ghiera che ruota intorno all’asse ottico dell’obbiettivo e consente di aumentare o diminuire l’effetto sino ad eliminarlo del tutto (o quasi).

La regola base da tenere a mente quando si usa un polarizzatore è che l’effetto polarizzante è massimo quando i raggi di luce che illuminano il nostro soggetto formano un angolo di 90° con l’asse ottico del nostro obbiettivo (quella linea immaginaria che esce dal nostro obbiettivo e raggiunge il soggetto).

Gli anglosassoni che sono molto pratici e vanno dritti al sodo usano una regola molto semplice. Metti indice e pollice a formare una pistola giocattolo e punta l’indice verso il soggetto.

Fai puntare il pollice verso la fonte dei raggi di luce e sarai sicuro di avere un angolo di 90° tra luce e soggetto.

Come scegliere il filtro polarizzatore giusto

Nel corso dell’articolo ho commesso un errore grossolano parlando di polarizzatore e polarizzatore circolare come fossero la stessa cosa. Ti chiedo perdono e ti confermo che non è affato così. In mia discolpa però vorrei precisare che è vero che esistono diversi tipi di polarizzatore ma è altrettanto vero che al giorno d’oggi “polarizzatore” e “polarizatore circolare” sono parenti molto stretti e vedremo tra poco perchè.

1 – Tipi più comuni di filtro polarizzatore

  • polarizzatore circolare
  • polarizzatore lineare

Anche in questo caso la fisica la fa da padrone e vorrei evitare che i prossimi capoversi diventino virali sul web come “lettura perfetta prima di andare a nanna”.

Volendo andare al sodo ti basti sapere che se hai una reflex digitale con un moderno sistema di autofocus l’unica opzione a tua disposizione è quella del polarizzatore circolare. Infatti le proprietà fisiche che caratterizzano il polarizzatore lineare lo rendono inutilizzabile con i moderni sistemi di autofocus che farebbero a pugni con il polarizzatore lineare rendendo di fatto impossibile una messa a fuoco automatica.

Per questo motivo sono stati creati i polarizzatori circolari che lavorano perfettamente in tandem con il tuo sistema di autofocus e sono oggi il sistema di polarizzazione più diffuso nel modo della fotografia.

2 – Sistemi di montaggio del filtro polarizzatore

Vista la sua importanza e versatilità il filtro CPL (altro modo per chiamare un polarizzatore circolare) è un filtro che vorremo poter usare in molte occasioni e con tutte le ottiche che abbiamo nella borsa. Magari in tandem con qualche filtro ND per controllare meglio l’esposizione della nostra scena.

Il modo migliore per ottenere questo scopo è comprarne uno che si adatti bene al nostro porta filtri (se non hai ancora letto il mio articolo sul controllo dell’esposizione attraverso i filtri ND ti invito a farlo adesso). Per adattarsi al porta filtri di solito è necessario acquistarne uno grande come una padella dal diametro di 105mm.

Infatti il filtro polarizzatore è solitamente agganciato al porta filtri come ultimo filtro della catena e se lo stai usando con grandangoli estremi da 16~17 mm, è necessario che il filtro sia molto grande per evitare vignettature (se no sai cos’è la vignettatura, eccoti servito un articolo sui grandangoli e le loro meraviglie).

Lascio a te scoprire quanto costa un filtro del genere ma tieni conto che ogni centesimo è ben speso e un buon filtro rimmarra con te per tanto tempo e ti regalerà grandi sorrisi quando ti troverai ad aprire i RAW in post produzione. Marchi blasonati per filtri cosi grandi sono Heliopan, Lee Filters, B+W, Sing-Ray.

Io uso da diversi anni un Heliopan da 105 mm con ghiera sottile. Il suo profilo sottile serve a ridurre ultriormente il rischio di vignettatura nel caso si usino obiettivi ultra grandangolari e devo ammettere che si tratta di un gran filtro. Purtroppo però con il mio porta-filtri una certa vignettatura comincia ad essere percepibile già intorno ai 20 mm di lunghezza focale.

Oggi però esistono soluzioni intelligenti e meno costose. Recentemente ho avuto modo di provare il porta filtri Nisi Holder V5 che ha messo a punto un sistema ingegnoso per usare il polarizzatore senza il bisogno di avere una lente del diametro di 105 mm.

Il polarizzatore è infatti montato il più vicino possibile alla bocca dell’obbiettivo riducendone la dimensione e il costo (vedi figura sopra). Grazie a questo sistema puoi acquistare il porta filtri fotografici, gli adattatori per tutti i tuoi obbiettivi e il filtro polarizzatore con assenza di vignettatura fino a 16mm al prezzo del solo polarizzatore da 105 mm.

Purtroppo con questo sistema il polarizzatore dovrebbe stare sempre agganciato al porta filtri visto che le operazioni di rimozione non sono agevoli e veloci. Questa soluzione consente di avere un’attrezzatura di ottimo livello contenendo parecchio i costi e credo sia una buona soluzione per chi vuole avere il polarizzatore sempre montato. A chi fosse incuriosito consiglio di dare uno sguardo alla nuova versione V5-PRO con polarizzatore landscape.

3 – Per chi è scettico sulla necessità de porta filtri

Se stai pensando di usare un classico filtro avvitato direttamente sul tuo obiettivo ti confermo che ne esistono di ottimi e a buon mercato ma ti invito a valutare la seguente considerazione: il filtro di norma allunga l’esposizione di circa 2 stop dato che è una superficie scura piuttosto pesante.

Immagina di dovere effettuare una messa a fuoco problematica in condizioni di luce scarsa. Saresti costretto a rimuovere il polarizzatore per la messa a fuoco per poi rimontarlo prima di effettuare lo scatto. Con un porta filtri questa operazione è semplice e veloce senza il bisogno di svitare e avvitare alcunché. Con un filtro montato direttamente all’obiettivo questa operazione è molto più lenta con il rischio di toccare la ghiera di messa a fuoco, rovinare la focheggiatura ed essere costretti a ripartire da capo.

Non essere limitati dalla propria attrezzatura e potersi muovere sulla scena in maniera agevole e veloce è una cosa importantissima per un fotografo di paesaggi.

Nonostante la fotografia di paesaggio sia una disciplina piuttosto riflessiva talvolta le fasi di scatto possono  essere concitate. Ti potresti trovare a lottare contro le tue stesse emozioni che ti spingono a cambiare idea continuamente (talvolta a ragione). Oppure più semplicemente potresti decidere di fare più scatti da angolazioni differenti e con diverse composizioni.

La tua attrezzatura deve essere un prolungamento del tuo corpo oppure le tue energie verranno sprecate per addomesticarla piuttosto che fare ciò che ti piace di più, fotografare.

Insomma non mi stancherò mai di dirlo, ogni volta che compri un nuovo pezzo della tua attrezzatura calati con l’immaginazione nella scena e pensa a quali saranno le azioni che compirai per usarla. Se nella scena immaginata le cose ti appaiono complicate figurati come saranno nella realtà, lascia stare e passa a vanti. Se hai la possibilità di provare l’attrezzatura da un negoziante o da un amico non esitare, l’immaginazione talvolta si può allontanare anche parecchio dalla realtà.

Siamo arrivati alla fine di questo articolo sul filtro più chiacchierato della fotografia di paesaggio e spero di avere instillato in te la curiosità per questa meraviglia dell’ottica.

Non mi resta che augurarti buona sperimentazione con il tuo polarizzatore.