Filtri ND maledetti! Ingombranti, scomodi e si sporcano appena li guardi. Perché fotografi professionisti si ostinano ad usarli se Photoshop è in grado di riprodurre qualunque effetto esistente?

Un tormentone che agita il mondo della fotografia di paesaggi da sempre è la presunta necessita di filtri fotografici per ottenere foto di alto livello. Cosi ogni volta che qualcuno getta uno sguardo alle mie foto puntualmente il discorso cade sulla classica domanda: “Che filtri hai usato per ottenere questo effetto? Il filtro polarizzatore?”.

L’era digitale ha aperto orizzonti inimmaginabili fino a un decennio fa eppure grossi nomi della fotografia continuano ad usare filtri per macchine fotografiche scomodi e costosi.

Patrick Di Fruscia usa moltissimo un filtro cpl (filtro polarizzatore circolare) grosso come una padella per regalare alle sue foto colori saturi. Adam Burton usa filtri GND digradanti per garantirsi un’esposizione sempre impeccabile e bilanciata. Marc Adamus si avvale di filtri ND reverse per ottenere le sue spettacolari visioni. (In questa vecchia intervista sui filtri ND se ne parla).

I filtri sono per il fotografo di paesaggi strumenti fondamentali e rappresentano uno degli assi nella manica per conferire alle proprie foto un tocco di classe a cui difficilmente si riesce a fare a meno.

DI COSA PARLIAMO IN QUESTO ARTICOLO

  1. Perché servono ancora i filtri fotografici
  2. Quali sono le classiche situazioni in cui è necessario usarli
  3. Cosa sono i filtri ND
  4. Di quali filtri ND hai bisogno SUBITO

Perché servono ancora i filtri fotografici?

Partiamo da questa semplice domanda: come mai nell’era di Photoshop è ancora necessario mettere davanti al nostro obbiettivo uno scomodo filtro a lastrina o a vite se tutto è possibile in post produzione?

La risposta a questa domanda arriva da una considerazione altrettanto semplice: alcuni effetti fotografici sono troppo complessi o addirittura impossibili da ottenere in post produzione.

Partiamo con un primo esempio.

Foto con lunghe esposizioni

Supponi che l’esposimetro della tua fotocamera segni un tempo di esposizione 1/10 di secondo per una determinata coppia ISO e diaframma che hai scelto per la tua scena. Immagina adesso che il tuo intento sia quello di ottenere uno scatto con tempo lungo. Magari ti piacerebbe vedere le nuvole in cielo come strisce evanescenti piuttosto che come batuffoli cicciottelli. Cosa fai?

Potresti agire riducendo la sensibilità ISO ma di solito la macchina è già impostata sui minimi per garantire il massimo della resa con il minimo del rumore. Potresti allora chiudere ulteriormente il diaframma ma se hai scelto una specifica apertura dell’otturatore per una corretta profondità di campo chiudere maggiormente ti farebbe incorrere nella diffrazione per ottenere un tempo doppio (1/5 s) o quadruplo (1/2 s) che a conti fatti serve a poco.

A te servono tempi di almeno 2, 4, 8 secondi. Cosa fai in questi casi?

Le foto con lunghe esposizioni possono trasformare una scena profondamente.

Possono darle un senso di forzata staticità quando si ritrae una spiaggia in cui il moto delle onde è completamente annullato da un tempo lunghissimo per ottenere una classica foto con l’acqua effetto seta.

Oppure possono trasmettere un forte senso di movimento quando il soggetto è maledettamente statico. Immagina le striature lasciate in cielo dalle nuvole in movimento che contrastano con le montagne sullo sfondo e le rocce in primo piano piantate li da secoli.

Insomma i tempi lunghi sono una delle fonti di espressività più potenti nelle mani di una fotografo di paesaggi e sono in grado di riscrivere completamente una scena cambiandone la chiave di lettura in maniera radicale

Facciamo un altro esempio.

Range dinamico elevato

Immaginiamo di aver trovato una location perfetta per le nostre foto, ci troviamo all’alba in riva ad una spiaggia. In queste condizioni la luce è poca e per ottenere una corretta esposizione del primo piano è necessario un tempo di esposizione generoso. Contemporaneamente, con il cielo che inizia a riverberare le prime luci dell’alba, la parte della scena che ospita il sole nascente ha bisogno di una esposizione che è molto inferiore rispetto al primo piano. Cosa si fa nell’era delle macchine fotografiche digitali per ottenere una singola esposizione ben bilanciata?

Queste sono alcune delle situazioni in cui la moderna era delle reflex e mirrorless digitali è assolutamente impotente e l’unico modo per regalare ai tuoi scatti un certo tipo di espressività e qualità rimane l’uso di filtri ND.

Sono filtri che agiscono sulle proprietà fisiche della luce prima che questa venga catturata dal sensore o dalla pellicola della tua fotocamera e non possono essere simulati efficacemente in post produzione.

Che cosa è un filtro ND e come funziona

Il filtri ND (Neutral Density) sono filtri neutri ovvero capaci di lasciare intatte le tonalità di colore della luce che li attraversa.

La loro neutralità è una proprietà terribilmente importante. Infatti se l’eventuale viraggio di colore non è uniforme su tutta la scena risulta difficile o addirittura impossibile eliminarlo in post produzione. Non a caso le più grosse differenze di qualità tra una lente neutra da 50€ ed una lente con le stesse caratteristiche venduta 150€ si concentrano proprio su questa fondamentale proprietà, la capacità di essere neutra in maniera uniforme.

Ma veniamo al dunque, cosa vuol dire ND e a cosa serve un filtro ND? Un filtro ND riduce la quantità di luce che lo attraversa di un certo numero di F-Stop secondo la scala che ho riportato di seguito.

Tabella Filtri ND

ND. ND Riduzione F-Stop
ND 0.3 ND2 1
ND 0.6 ND4 2
ND 0.9 ND8 3
ND 1.2 ND16 4
ND 1.8 ND64 6
ND 3 ND1000 10

Questa tabella riporta una scala semplificata che contiene le gradazioni più comuni presenti sul mercato. Se vuoi dare un’occhiata alla scala completa puoi trovarne una su wikipedia.

A seconda della gradazione del filtro la quantità di luce viene progressivamente ridotta costringendo la fotocamera ad un tempo di esposizione sempre maggiore per compensare la caduta di luce.

In conclusione possiamo dire che se vuoi esporre la stessa scena (o parte di essa) semplicemente aumentando il tempo di esposizione di 1,2 o X stop, conservando tutto il resto (tonalità colori, profondità di campo, messa a fuoco etc…), ti basterà usare un filtro ND 0.3, 0.6, 0.9 etc…

Tipi di filtri fotografici Neutral Density più usati

I filtri ND più comuni nel mondo della fotografia di paesaggio si dividono in due famiglie:

  1. filtri ND semplici
  2. filtri ND graduati

I filtri ND semplici

Il classico filtro a densità neutra si presenta come una superficie completamente scura che riduce la quantità di luce che lo attraversa in maniera uniforme. Ogni parte della scena riceverà quindi solo una porzione della luce che arriva al filtro e questa porzione è determinata dalla gradazione del filtro secondo la scala che ho riportato nella tabella tempi filtri ND. Per esempio, tramite l’uso di un filtro ND4 la luce entrante nell’obbiettivo viene ridotta ad 1/4 di quella che sarebbe arrivata al sensore senza l’uso del filtro. Questa riduzione sarà uniforme su tutta la scena e se hai calcolato un’esposizione di 1 secondo senza filtro, una volta montato il filtro filtro ND 0.6 avrai bisogno di un tempo di esposizione di 4 secondi.

L’uso dei filtri ND è particolarmente importante quando si vogliono allungare i tempi di esposizione tanto o tantissimo per ottenere effetti che rendono la scena un po surreale.

Ne esistono di vari tipi e gradazioni: dai classici ND 0.6, ND 0.9 ed ND 1.2 fino ad arrivare ai più estremi:

  • Little Stopper: filtro ND6
  • Big Stopper: un mega filtro ND1000 da 10 stop di riduzione per lunghe esposizioni di giorno come se fosse notte

 

I filtri graduati

Il filtro digradante GND (Graduated Neutral Density) è invece caratterizzato da una riduzione della quantità di luce che varia secondo un gradiente che segue il lato lungo del filtro (vedi foto sotto). La natura della sfumatura rende il filtro idoneo alle scene in cui sono presenti aree particolarmente luminose che non è possibile esporre correttamente con una moderna fotocamera senza rischiare di rendere troppo buie altre zone altrettanto importanti.

Ti ricordi l’esempio fatto all’inizio della foto scattata all’alba? In queste condizioni di luce il range dinamico della scena è troppo elevato anche per una moderna fotocamera e le uniche opzioni che hai sono:

  1. la doppia esposizione (una per il primo piano ed una per lo sfondo) che andranno poi mescolate sapientemente in post produzione
  2. una singola esposizione in cui tutto si trova correttamente esposto attraverso l’uso di un filtro graduato.

Questo è un classico esempio di come un filtro GND possa riportare entro un certo limite gestibile dalla fotocamera le zone che hanno un livello di luminosità troppo elevato.

Dato che non tutte le scene sono uguali e le varianti che madre natura ci mette di fronte sono molteplici, esistono svariati tipi di ND digradante con diverse intensità e sfumature.

Di solito la distinzione classica si fa tra:

  • HARD: in cui il la zona di transizione tra completamente filtrato e completamente trasparente è molto repentina. Tipico uso di questi filtri sono le foto in cui la fonte che illumina la scena si trova dentro l’inquadratura (il sole all’alba o al tramonto)
  • SOFT: in questo caso la zona di transizione è molto più dolce e consente di esporre scene in cui la sorgente luminosa si trova fuori dalla scena (ad es. illuminazione laterale)

Oltre a questi due tipi molto comuni esiste una pletora di altri filtri che cercano di risolvere specifiche problematiche come ad esempio i “Reverse Graduated” della Singh Ray. In questo tipo di filtri la zona maggiormente filtrata si trova in mezzo alla scena e la sfumatura degrada in entrambe i sensi con gradienti diversi. Questi filtri sono ottimi in situazioni in cui la fonte di luce si trova in mezzo alla scena ma coinvolge solo un’area centrale come nel caso di uno scatto all’alba in cui il sole si trova di fronte e non ci sono molte nuvole a filtrarne i raggi.

 

Filtro ND a vite, se lo conosci lo eviti

Come avrai notato dalle foto in questo articolo non ci sono immagini di filtri neutri a vite ma solo di filtri a lastrina.

Non è un caso.

Esistono filtri nd della Hoya, Canon, Nikon e filtri B+W con un sistema di montaggio classico a vite. Sono tutti marchi blasonati che producono ottime lenti sula cui qualità non mi voglio soffermare.

Voglio solo farti notare che nel mondo della fotografia di paesaggio cogliere l’attimo è fondamentale e per tale motivo uno dei suoi mantra è: “se lo hai visto lo hai perso”.

Questo significa che bisogna prevedere le variazioni di luce che stanno per avvenire in una scena e reagire molto rapidamente. In questo contesto i filtri a vite soffrono delle seguenti problematiche:

  1. sono scomodi e complicati da usare: avvita, svita … nel frattempo la scena è cambiata e tu ha perso la foto
  2. se hai più obbiettivi con attacchi dal diametro differente sei costretto ad avere il medesimo filtro a vite per ogni obbiettivo: es. un filtro nd8 77mm, un filtro nd8 67mm, un filtro nd8 52mm, etc…
  3. i GND risultano davvero limitati perché costringono ad avere la linea di transizione in mezzo alla scena
  4. usati in condizioni estreme di vento e freddo l’operazione di smontaggio (svitamento) e montaggio (avvitamento) ti espone al rischio di farlo scivolare a terra con conseguente rottura

Di cosa hai bisogno: Il porta filtri e i filtri in resina

Per ovviare ai problemi descritti prima trovi in commercio sistemi estremamente pratici e veloci per attrezzare la tua fotocamera per l’uso di filtri neutri a lastrina in resina.

I filtri in resina sono molto resistenti alle cadute, alla trazione e alla flessione. Sono leggerissimi ed hanno una qualità ottica ottima. Questo genere di filtri viene montato attraverso un porta filtri che di solito è costruito in solido alluminio.

Il porta filtri è di norma equipaggiato con anelli adattatori multipli per diversi diametri cosi da poterlo usare su diversi obiettivi consentendoti di usare uno stesso filtro per tutto il tuo parco ottiche.

Il porta filtri ha una sezione rotante ed un sistema che consente di far scorrere il filtro a lastrina in alto e in basso per consentirti di adattare la linea di transizione del filtro a qualsiasi condizione. Inoltre grazie a questo sistema è possibile sostituire l’intero filtro in pochi secondi cambiando gradazione e intensità o addirittura montando contemporaneamente più filtri uno davanti all’altro.

L’acquisto di un porta filtri con anelli adattatori è una spesa importante ma necessaria e dura una vita. Molti fotografi hanno un intero set di digradanti da 0.3 a 0.9 hard e soft ma se non vuoi svenarti ti consiglio di acquistare solo uno 0.9 hard edged per iniziare le tue sperimentazioni.

Inoltre i filtri da 100 mm hanno la particolarità di essere così grandi da poter essere usati come GND o come semplici ND.

L’unione di un set di filtri a lastrina di ottima qualità (filtri Lee, Sing Ray etc…) e di un porta filtri pratico e leggero (NiSI, Lee, etc…) creano uno strumento di impareggiabile potenza espressiva ed è per questo motivo che generazioni di fotografi li hanno usati e continuano a farlo.

Se vuoi aggiungere alle classiche tre variabili (tempo di esposizione, apertura diaframma e sensibilità ISO) un mondo di nuove opportunità fotografiche con cui giocare e divertirti i filtri ND sono una delle scelte obbligate di questo genere fotografico.

A questo punto credo tu abbia tutto quello che ti serve per iniziare la tua lunga avventura nel mondo dei filtri ND.

Hai già comprato filtri di questo genere? Come ti torvi?

Ti piace usarli o li detesti?

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