Perché scegliere un treppiedi? Ami le foto scattate all’alba o al tramonto? Ti piacciono le foto in cui il mare è immortalato come una nuvola che  avvolge i sassi a pelo d’acqua? Ti piacerebbe ritrarre corsi d’acqua che paiono di seta? Ti affascina  l’idea di cimentarti con la fotografia notturna?

Se hai risposto “si” ad almeno una di queste domande ti serve un treppiede.

In questo articolo imparerai quali sono le caratteristiche che fanno di un treppiedi un componente fondamentale della tua attrezzatura fotografica al pari di ottiche e corpi macchina e come scegliere quello giusto per le tue foto di paesaggi.

A prima vista sembra un attrezzo d’altri tempi, ingombrante, pesante e pure brutto. Sembra sbucato da un lontano passato in cui regnavano macchine fotografiche grandi come una un forno a microonde. Nonostante ciò è ancora li ed è l’amico fidato di molti fotografi soprattutto se si parla di fotografia di paesaggio.

Ad essere sincero non è che lo ami più di tanto ma è meglio mettere in chiaro una cosa prima di iniziare: non puoi fare a meno di un treppiedi per le tue fotografie di paesaggio.

Avrai ormai capito che nel modo della fotografia di paesaggio i tempi di esposizione che superano un secondo sono piuttosto comuni (a proposito, se ti sei perso il mio post sull’esposizione furba ti consiglio di farci un salto). Purtroppo in queste condizioni le tue mani non sono in grado di offrirti la necessaria stabilità per garantirti una foto perfettamente nitida. I problemi di mosso e micro-mosso rischierebbero di mandare all’aria le tue uscite fotografiche che ti sono costate impegno e fatica.

L’unica opzione possibile per evitare l’uso del treppiedi sarebbe quella di aumentare la sensibilità ISO per ridurre i tempi di esposizione. E’ vero che oggi le fotocamere consentono di farlo allegramente senza farsi troppi problemi ma è anche vero che la nostra fotocamera sarà probabilmente equipaggiata con un porta filtri, uno o più filtri digradanti e magari un bel polarizzatore grande come una padella. Senza contare la livella a bolla e il cavo di scatto. Non so tu ma io non mi ci vedo a maneggiare con destrezza una macchina fotografica in queste condizioni.

Altra considerazione va fatta sulla necessaria concentrazione durante la fase di composizione e messa a fuoco. Talvolta ti troverai in posizioni tutt’altro che comode e magari a pochi centimetri da terra. In queste condizioni il treppiedi è l’assistente silenzioso che ti supporta e ti consente di prendere un bel respiro e immergerti nella scena senza preoccuparti di mosso, micro-mosso e orizzonti che pendono a sinistra o a destra.

Sei pronto?

Vediamo allora some scegliere il treppiedi che fa al caso nostro.

#1: Non risparmiare sul treppiede

dubbioRicordo ancora una delle mie prime esperienze fotografiche con un vecchio treppiede da pochi soldi su cui avevo montato la mia 400D con il 50mm. Mi trovavo sull’Etna a circa 1600 metri e mi allontanai un istante lasciando incustodita la mia attrezzatura. In meno di un secondo una folata di vento aveva fatto piombare per terra la reflex che aveva picchiato proprio dalla parte del 50mm. Addio 50mm!

Compra il migliore che ti puoi permettere e non te ne pentirai. Lascia stare la robaccia che si trova ai mercatini rionali ed affidati a marchi blasonati come Gitzo, Giotto, Manfrotto etc… La qualità di costruzione significa avere un prodotto ben equipaggiato per resistere agli agenti naturali, progettato per essere semplice e pratico da usare e sopratutto significa avere un supporto che ha tanto tanto senso di responsabilità verso la ferraglia che ci attaccherai sopra (fotocamera, obbiettivi, filtri, etc…).

#2: Il treppiedi deve essere efficace

efficaceQuesto significa che il cavalletto deve essere relativamente grosso ed anche abbastanza pesante. Il suo obiettivo principale è la stabilita in qualsiasi condizione anche in caso di vento forte. Purtroppo non ci sono ancora molti modi per ottenere una stabilità del genere senza fare i conti con la forza di gravità. Anche in questo caso ti consiglio di stare alla larga dai cavalletti che si vedono in giro per i supermercati con gambe che hanno la sezione di uno spiedino ed il resto delle parti in plastica. Il treppiedi “grosso” e “pesante” sarà stabile come una roccia, la tua fotocamera sarà al sicuro anche se c’è vento forte e le tue foto saranno nitide oltre ogni ragionevole dubbio.

#3: Non ti fare ingannare dalla barra centrale

Raramente avrai il coraggio estrarla completamente a meno che tu voglia correre il rischio di buttare al vento le tue foto. Non fraintendermi, è un bene che ci sia ma raramente la userai per aumentare ulteriormente l’altezza del tuo treppiede. Quando viene estratta la barra rende il treppiede molto meno stabile con un rischio di mosso tanto più grande quanto più questa è allungata. Tende a vibrare parecchio, specialmente se al vertice è agganciata una reflex pesante con tutte le cianfrusaglie di cui abbiamo bisogno. Basta un colpo di vento per farla vibrare e puoi dire addio alla nitidezza delle tue foto.

Talvolta però allo scopo di ottenere composizioni dal forte impatto visivo è necessario abbassare parecchio la fotocamera. Diciamo pure che questa potrebbe trovarsi quasi al livello del terreno. Per farlo puoi ovviamente agire sulle gambe treppiedi abbassandole il più possibile ma a volte questo non basta e vorremmo scendere ancora un po. In questi casi è più pratico usare un treppiedi che ha la barra centrale estraibile. Si monta la barra al contrario e la si fa scendere da sopra verso sotto. In questa configurazione la fotocamera sarà a testa in giù e tutto risulterà un po più complesso ma allo stesso tempo ti potrai spingere verso nuovi orizzonti della composizione e potrai sempre raddrizzare le foto al computer in seguito.

#4: Deve essere estremamente pratico

Non scegliere aggeggi con meccanismi complicati per la regolazione delle gambe. Tutto deve essere semplice, scorrevole e veloce. Il tuo tempo è prezioso e l’unica cosa importante è inseguire la tua ispirazione. Se devi impegnarti per aprire e chiudere il treppiede rischi di perdere la concentrazione oppure rischi di usare il tempo per regolare il treppiede invece che per trovare una migliore composizione e scattare una bella foto.

Quindi se hai l’opportunità di provarlo da un rivenditore fallo e fatti un’idea dei tempi di settaggio (apertura -> regolazione -> serraggio). Di solito i metodi di bloccaggio delle gambe telescopiche sono di due tipi:

  1. a leva (esempio vedi Manfrotto)
  2. a vite (esempio vedi Gitzo)

Sono entrambe molto efficaci, forse il sistema a leva è un pelo più veloce di quello a vite ma ha la pecca di trattenere più sporcizia. Nel il sistema di serraggio a vite è solitamente semplice smontare i vari moduli che costituiscono le gambe per effettuare la necessaria manutenzione e pulizia del treppiedi. Invece nel caso del sistema di serraggio a leva è  necessario disporre di attrezzi quali cacciaviti e chiavi per lo smontaggio e la manutenzione.

#5: Scegli una testa veloce e semplice

testa_treppiediQuesto consiglio sembra ovvio ma non lo è. Spesso si viene influenzati dalle scelte di altri fotografi e ancora più spesso si rischia di spendere molti soldi per un aggeggio che poi non ci soddisfa. E’ ovvio che se la tua ambizione principale è la fotografia panoramica composta dall’unione di vari scatti sarai orientato verso una testa panoramica con serraggio a tre vie piuttosto che su una più semplice testa a sfera. Anche in questo caso il mio consiglio è di mettere avanti a tutto la praticità.

Io ad esempio ho optato per una testa a sfera che fosse leggera e poco ingombrante. Il mio obbiettivo era quello di avere uno strumento dalle dimensioni contenute e facile da trasportare sul campo. Volevo una testa che mi consentisse di tenere la macchina come se l’avessi tra le mani senza treppiedi. Volevo la possibilità di muoverla in modo naturale per poi bloccarla in un attimo una volta raggiunta la composizione che mi convinceva. Per qualche tempo ho usato una testa di tipo joystick ma alla lunga ho deciso di cambiarla per i seguenti fattori:

  1. l’ingombro ed il peso la rendevano eccessivamente scomoda
  2. il meccanismo di serraggio ha cominciato a perdere grip e la fotocamera tendeva a muoversi dalla posizione che avevo scelto

Una volta selezionata la tipologia che più si addice alle nostre esigenze bisogna fare attenzione a pochi ma importanti dettagli tecnici:

  1. la portata: ovvero al quantità di chili che ci andrai a montare sopra. E’ ovvio che questo valore non deve mai essere vicino al reale peso dell’attrezzatura che ci monterai. Quindi se ci appenderai su 1~2 Kg di attrezzatura è meglio tenersi su una portata almeno doppia, se è 3 o 4 volte tanto ancora meglio. Tutto risulterà più stabile e sicuro.
  2. il meccanismo di sgancio/aggancio della fotocamera (vedi parte evidenziata in rosso in figura): anche in questo caso la praticità è d’oro. Potere operare in maniera veloce e precisa anche in condizioni difficili come l’oscurità o le intemperie ti farà apprezzare ogni soldo speso. Di solito i marchi più blasonati hanno previsto dei meccanismi di innesto a scatto con una leva che si attiva automaticamente quando appoggiamo la nostra fotocamera sulla testa. Così facendo la nostra fotocamera verrà come intrappolata dalla testa del treppiedi a tutto vantaggio della sicurezza della nostra attrezzatura.
  3. eventuali meccanismi di sicurezza “for dummies” (vedi parte evidenziata in verde in figura): i sistemi di aggancio/sgancio degli ottimi treppiedi hanno sempre dei meccanismi che rendono molto più complicata la possibilità di commettere una disattenzione e rischiare di fare scivolare dal cavalletto la fotocamera. Si tratta di solito di ulteriori meccanismi che si attivano automaticamente quando poggiamo la fotocamera sul treppiedi. In sostanza vincolano il meccanismo di sgancio della fotocamera alla pressione di una leva. Insomma, quando dovrai sganciare la tua fotocamera ci metterai meno di un secondo ma dovrai pensarci due volte prima di farlo.

#6: Attento all’altezza massima

L’altezza massima con la colonna completamente abbassata è un dato importante per la scelta del treppiedi. Quasi tutti i costruttori hanno diverse varianti dello stesso modello per consentire una scelta che meglio si addice alla nostra statura. Una regola d’oro nella scelta del treppiedi è che “il treppiedi completamente allungato con barra centrale totalmente abbassata dovrebbe arrivare almeno all’altezza del nostro sguardo“. Questo ci assicura un treppiedi sempre perfettamente stabile anche quando decidiamo di scattare una foto in piedi e ci consente una postura comoda senza doverci piegare troppo.

Di recente ho letto il post tripod height di Bruce Percy in cui l’eccellente fotografo innamorato del formato quadro, della composizione minimalista e dalle tonalità quasi monocromatiche, fa una considerazione che inconsciamente mi ha sempre tormentato.
Talvolta per cercare la giusta composizione si vorrebbe elevare lo sguardo di qualche decina di centimetri e magari se ne avrebbe anche la possibilità sfruttando un sasso messo li a disposizione da madre natura o il lato di un pendio ma il treppiedi non è abbastanza alto per raggiungere l’obbiettivo. Il risultato è una composizione meno efficace e di fatto un’occasione mancata.

Ovviamente un treppiedi più alto vorrebbe dire aumentarne sensibilmente il peso (talvolta raddoppiandolo) e ridurne drasticamente la trasportabilità. Anche in questo caso il buon senso deve guidarci ma ti assicuro che la scelta del mio prossimo treppiedi risentirà di questa importante osservazione.

Siamo arrivati alla fine di questo articolo che spero ti abbiamo dato informazioni utili per i tuoi acquisti. Se hai un dubbio o una considerazione da fare oppure vuoi raccontare la tua esperienza non hai che da lasciare un commento sotto.

Buon acquisto!

Share This